Ho visto ghigni malefici e odio.
Mazze e urla.
Sedie e tavolini come piogge di frecce.
Ho visto come un uomo muore. Sia dentro che fuori.
Ho visto quanto può valere combattere per una cosa che non avrai mai. Un oggetto misterioso chiamato vita.
Ho visto te che piangevi e non dovresti piccola piangere per me.
Per me che ancora non so cosa voglio fare di me.
Decideranno come sempre tutto loro.
E noi come autonomi automi combatteremo al loro fianco volenti o nolenti fino a che il più subdolo degli obiettivi sarà raggiunto.
E quel giorno verremo resettati.
Bottoncino in alto fra la il collo e la spalla sinistra.
Clik………………..

“Mi scusi… ma saprebbe dirmi dove possiamo trovare un mercato?”
Ma si un mercato, uno di quei posti pieni di gente che si urta, si striscia, si evita in velocità. Uno di quei posti dove gente che la mattina alle 4 si alza, va a recuperare la sua mercanzia e la espone alla mercé di vecchie stralunate armate di borsetta e trolley porta spesa. E vende cavolfiori, maglioni, cipolle, sigarette di contrabbando, reni e polmoni, carne di pesce e di pollo e il pane.
“Si guardi, deve salire…” o “Si, deve scendere”.
Salgo e scendo ma non trovo quello che da me si chiama MERCATO perché da te mercato è il supermarket. Allora aspetta… per anni ho creduto che noi eravamo in deficit, che noi giù al sud eravamo quelli indietro… ma se da te MERCATO è il mio SUPERMERCATO… allora ho vinto! Tu hai perso quella caratteristica super che io ho… si vabbé tu hai l’IPER… ma al diavolo l’iper se io ho il super… e soprattutto io ho posti pieni di gente che si urta, si striscia, si evita in velocità. Uno di quei posti pieni di gente che la mattina alle 4 si alza, va a recuperare la sua mercanzia e la espone alla mercé di vecchie stralunate armate di borsetta e trolley porta spesa. E vende cavolfiori, maglioni, cipolle, sigarette di contrabbando, reni e polmoni, carne di pesce e di pollo e il pane. E dove io soffoco. Ma per un attimo avrei voluto morire di quel dolce male…

Pioverà ancora molte altre sere.
Farà buio presto e ci sentiremo soli.
Rimarrò a contare le gocce di pioggia con il naso schiacciato sul vetro, che l’ultimo sospiro finirà di appannare.
Sarò con M, e sicuramente non vi avremo dimenticati. Vi cercheremo. In ogni goccia che vedremo cadere. E rideremo, e piangeremo.
E avremo gli occhi lucidi come quando ho visto G scendere dalle scale e le labbra dischiuse in un sorriso pensando alle facce di N.
Raccoglieremo in un palmo di mano M G mentre sarà costretta a sorbire interminabili sfide di finali mondiali di giochi simulati.
E pregherò dio, suo padre e tutti gli dei esistenti, di far passare in fretta il tempo che ci farà crescere lontani.
E magari chissà, presto saremo tutti con il naso in sù ad ammirare, con gli occhi lucidi di bambini curiosi, resti infiniti di civiltà immortali…
