Il demone a volte,
ce l’hai stretto negli occhi,
fra le bocche storte
e dalla gola caccia
temporali secchi
in un minuto da pazzi
s’allarga la faccia
e quella bava
d’amore
che aveva
attecchito male
esplode in pezzi…
sei di casa all’ inferno!
Dopo l’imprevisto,
tu fai perno
e stai di schiena
a vomitare questo
rivolo in apnea..
una schiuma
di pensieri
che è in balia
di mostri vicini.
Il demone a volte,
fra voragini in petto
e tu costretto
su quel crepaccio
sei ponte
goffo
ma poveraccio
se cedi al tuffo!
E lì sotto
C’è uno scroscio
Brutto
Che ti chiama
Ad essere il rovescio
Di un’idea
Una schiuma
Di pensieri
Che in balia
Di mostri vicini
Sei di casa all’inferno
Dopo l’imprevisto
Tu fai perno
E stai di schiena
A vomitare questo
Rivolo in apnea
E li sotto
C’è uno scoscio
Brutto
Che ti chiama
Ad essere il rovescio
Di un idea…
Una schiuma
Di pensieri
Che è in balia…
Una schiuma
Di pensieri
Era in balia
Di mostri vicini.

Max Gazzé
Hai dovuto sopportare il peso di Cristo inchiodato tre volte al tuo nome.
Hai dovuto sopportare l’idea di essere sola.
Contro tutti. Contro tutto, fino alla fine.
Per salvare la bambina che hai amato, che hai voluto. Nonostante tutto.
Il tuo modo di affrontare la vita lo potevi capire dai tuoi passatempi.
La sigaretta dopo pranzo. Il solitario con le carte siciliane antiche. Conservate nel pacchetto di sigarette già ultimato anni fa…
E sempre da sola hai preferito andartene. In silenzio. Come sempre. Piena di collera ma buona come un Cristo inchiodato tre volte al tuo nome.

Non sapere nulla. Aspettare un segno. Uno sparo. In aria, o in petto. Ma uno sparo, un segnale di fumo, un falò enorme.
Qualcosa che mi dica: SEI LIBERO. Come il mio nome. Diavololibero. Un abbraccio, una birra, un sorriso.
Qualcosa che mi faccia capire. Un segno va benissimo. Anche uno schiaffo, ma qualcosa per Dio!
Calmo! Calmi tutti! Libera me o libera tutti! O tutti al rogo! Lanciare un grido fino alla capitale del regno.
Lanciare un abbraccio che contenga tutto. I cari, i meno cari, i cattivi.
Tutti. Sognare amici di un tempo che non ricambiano il saluto. Ma chi se ne importa in caso. Ho fatto strage di uomini, di donne, di animali.
Ho bisogno di pace. Con te. Ho bisogno anche di casa. Di madre. Di padre. Di cielo amico.
“E affitare un monolocale vista Cielo in centro. Locale molto areato e bene illuminato”.
Ho divorato una mela alla quale basterebbe un solo morso. Ma l’ho divorata di stupore, di ammirazione.
Fare qualcosa di grande. Di importante. Sentire dire al proprio figlio: “Si è magnifica quell’immagine perché l’ha fatta mio padre”.
E sentire dire alla propria moglie: “Sono orgogliosa di te”.
E sentire dire alla propria madre: “Bravo”.
Telegrafica come il telegramma, sintetico STOP
Che mi dica STOP
Che finalmente STOP
Ora posso vivere STOP
STOP
